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Mezzavalle, Rubini (SEL-ABC): «Dietro gli spot un fallimento clamoroso»

Mezzavalle, Rubini (SEL-ABC): «Dietro gli spot un fallimento clamoroso»

«Stradello disastrato, passaggio pedonale a monte inesistente, bagni e docce fuori uso sono solo l'iceberg di una situazione più volte denunciata»



«Lontano dai riflettori delle fontane inaugurare e dai proclami per quattro strade asfaltate con i soldi di Longarini, a Mezzavalle si sta consumando l'ennesimo grave fallimento di questa amministrazione comunale. La notizia della chiusura dei bagni , dopo quella già grave delle docce, certifica l'abbandono nel quale questa amministrazione colpevolmente ha lasciato e tutt'ora lascia una delle 10 spiagge più belle d'Italia». Così Francesco Rubini, capogruppo di SEL-Ancona Bene Comune.

«Stradello disastrato- continua- passaggio pedonale a monte inesistente, bagni e docce fuori uso sono solo l'iceberg di una situazione più volte denunciata a gran voce dal comitato Mezzavalle Libera e non solo. Da parte de Comune, apparte l'operazione spot di pulizia straordinaria della spiaggia, solo promesse e tante bugie. L'impressione è che al PD e ai suoi soci, in assenza di qualche privato da tutelare, poco importa di tutelare il più bel bene comune naturale della zona. Non vorremmo che a qualcuno venisse in mente, dopo aver lasciato Mezzavalle nel degrado, di tornare a riproporre il solito stanco ritornello degli stabilimenti balneari. Abbiamo già dato con Portonovo e i risultati fallimentari sono sotto gli occhi di tutti».

 

La notizia della chiusura delle docce a Mezzavalle è solo l’ultima di una lunga serie di cattive novelle riguardanti la favolosa spiaggia anconetana ormai da anni completamente abbandonata dagli amministratori di questa città.

Stradello in pessime condizioni, staccionate ogni anno più rovinate, assenza totale di cartellonistica, bagni ai limiti della vivibilità, servizi ridotti all’osso e tutta una lunga serie di ulteriori conseguenze negative sul litorale. Non a caso proprio recentemente il Comitato Mezzavalle Libera ha denunciato con forza anni e anni di mancate manutenzioni e assenza di controlli scoperchiando una pentola che non è più ignorabile. Mezzavalle, infatti, fa parte di un bando di servizi che, periodicamente, il Comune emette per affidare la gestione del litorale tra Mezzavalle e Portonovo; un bando dettagliato tanto nei doveri in capo ai soggetti vincitori quanto in quelli di controllo in capo al Comune che affida in appalto i servizi. Ci chiediamo dunque se e come tale bando sia stato onorato dagli aggiudicatari scorsi, ma sopratutto se e come il Comune abbia messo in campo i necessari controlli sui doveri dei vincitori del bando di gara. Sono stati manutenuti i servizi igienici, lo stradello, le staccionate? Qualcuno dalle parti del Comune ha provveduto a controllare che tutto questo avvenisse? Faremo queste domande nelle sedi opportune, ma ciò che è certo è che ormai da anni Mezzavalle, tra le più belle spiagge d’Italia, è in stato di semi abbandono con evidenti responsabilità in capo a chi governa la città ed il suo territorio.

La notizia della soppressione del servizio docce non fa altro che confermare il quadro delineato dentro un contesto che richiederebbe invece maggiore impegno economico, regolamentare ed organizzativo da parte dell’amministrazione comunale. Compito di chi governa questa città dovrebbe essere in primis quello di tutelare i beni comuni di cui è pieno il nostro territorio investendoci in una quotidiana opera di difesa, manutenzione e promozione.

La vicenda di Mezzavalle e tante altre che hanno caratterizzato altri beni collettivi anconetani dai Mutilatini al parco del Cardeto, dalla Citadella ai tanti immobili abbandonati, dalla zona della piscina del Passetto allo stadio Dorico, solo per citarne alcune, ci dimostrano invece che ai governanti locali marcati PD e soci interessa davvero poco occuparsene preferendo focalizzare la loro azione sulla solita disastrosa strategia del “fare cassa”.

Francesco Rubini, capogruppo SEL – Ancona Bene Comune

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di Giampaolo Milzi

Ebbene, l’amministrazione comunale – rappresentata nell’incontro dal vicesindaco Sediari, dal dirigente Circelli (Edilizia) e dal funzionario Duca ha deciso di disattivare le docce. Uno stratagemma semplice ma di iper-ripiego: mantenendo in funzione solo lo scarico del water e dei due lavandini presenti nel bagno, si riducono il carico della fossa e quindi gli sversamenti, e ancora per una stagione si può tirare avanti alla meno peggio. Per il futuro, Sediari e suoi hanno presentato una soluzione drastica ma molto costosa: adozione a Mezzavalle del modello Portonovo. Cioè, dismettere la vecchia e stragonfia fossa Imhoff ed installare un complesso sistema di pompaggio delle acque reflue dei bagni capace di convogliarle direttamente nel sistema fognario; costo dell’operazione ben 600-700mila euro; incerti i tempi d’attuazione, “non certo quest’anno, nei prossimi”, ovvero quelli del piano triennale opere pubbliche, cioè nel 2018, più probabilmente nel 2019. Una strategia che non ha convinto affatto i portavoce di Mezzavalle Libera: “Non ha senso spendere una cifra del genere per una soluzione di cui la stessa amministrazione non sa indicare con precisione i tempi – ha detto Claudio Molinelli, presidente del comitato ambientalista (presentato all’incontro di ieri insieme agli attivisti, l’architetto Michele Belvederesi e l’avvocato Francesca Ascoli) – Molto più economico e pratico optare per un sistema di micro filtraggio”. Ovvero una sorta di cassone in superficie dotato di membrane interne che trattano le acque separandole dai liquami, che poi vengono smaltiti. Al che la controparte comunale ha accettato di valutare l’alternativa e di sondare alcune ditte per scegliere il sistema di micro filtraggio più efficiente, aggiungendo “che il sistema scelto e operativo entro giugno sarà comunque provvisorio, resta la futura strategia della soluzione tipo Portonovo”. Quanto alla doccia, questa estate i bagnanti di Mezzavalle dovranno farsela a casa. Mentre per i due lavandini e il water – che secondo il Comitato non sono a norma, e che l’estate scorsa hanno funzionato a singhiozzo – la promessa di una risistemazione... continua la lettura su CronacheAncona.it

Alle spiagge del Conero i ripascimenti non servono

02/04/2017 - Abbiamo appreso dalla stampa locale l’ipotesi di effettuare ulteriori ripascimenti sulle spiagge del Conero. Questa decisione parrebbe motivata dal fatto che “il mare sé mangiato la spiaggia”. Noi del Comitato Mare Libero abbiamo già ampiamente dimostrato come questa credenza sia del tutto priva di fondamenti e come la comunità scientifica affermi all’unisono l’esatto contrario.

In un recente passato, sostenuti dalla magistratura e dalle forze dell’ordine che sentitamente ringraziamo, abbiamo fatto notare come il fenomeno dell’erosione delle spiagge del Conero rischiasse di essere più un lucroso business che un mezzo per contrastare un vero problema.

I sedimenti delle pocket beach (spiagge delimitate da piccoli promontori) non sono statici e vengono continuamente mossi dall’azione del mare. Questo comporta diversi scenari della linea di costa che però non rappresentano una perdita di materiale. Enzo Pranzini, uno dei massimi esperti di dinamica costiera scrive, nel volume “La forma delle coste” edito da Zanichelli, che l’erosione costiera è «la conseguenza di un deficit sedimentario del “sistema spiaggia” determinato dall’eccedenza delle uscite rispetto alle entrate»

Parlare perciò di erosione confrontando semplicemente due foto scattate dall’alto, come già visto fare in passato nei progetti della Regione Marche per giustificare la spesa di denaro pubblico dei ripascimenti, troviamo che sia un approccio che non consente di valutare gli effettivi volumi di sedimento presenti nelle spiagge. Le pregiate spiagge del promontorio del Conero si meritano più attenzione e salvaguardia, sono state costruite nel tempo dalle forze della natura e non è ammissibile che ogni primavera si ripeta lo stesso teatrino di sempre, con richieste di ripascimenti motivati dalla suggestione che una linea di costa invernale provoca negli operatori turistici.

È giusto tutelare gli interessi economici di chi fa affidamento sulla spiaggia per svolgere il proprio lavoro, ma è altrettanto doveroso dimostrare in maniera scientifica e oggettiva la necessità di un intervento ecologicamente molto invasivo e molto costoso. Ci auguriamo che in futuro si parlerà di ripascimenti solo dopo un comprovato deficit sedimentario del “sistema spiaggia”, nel frattempo chiederemo un incontro con l’assessore alla difesa del suolo e della costa Sciapichetti e il dirigente del servizio per illustrare le nostre ragioni.

Ancona il 01/04/2017
Comitato Mare Libero

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