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Lettera aperta a tutti gli amanti di Mezzavalle

Pubblichiamo integralmente la lettera inviataci da Corrado Manzotti, pubblicata anche dalle varie testate locali (Corriere Adriatico, Il Messaggero e Il Resto del Carlino), che mette in evidenza uno dei maggiori problemi per la sicurezza dei bagnanti a Mezzavalle.

Lettera aperta a tutti gli amanti di Mezzavalle

Care/i amiche/i di Mezzavalle,la prima volta che misi piede a Mezza avevo 12 anni (ora ne ho 42). Ero a Portonovo con i miei genitori quando ad un certo punto, insieme a 2 amici, ci venne l’idea di andare a trovare un altro nostro amico che sapevamo si trovava in quella attraentissima spiaggia là davanti. Fu così che i due miei amici ed io ci infilammo le pinne e appoggiandoci ad un materassino decidemmo di raggiungere Mezzavalle a nuoto partendo dal molo di Portonovo. La fatica fu tanta ma quando “sbarcammo” in quella spiaggia per me fu amore a prima vista anche se quella volta c’erano ancora le grotte e le baracche trasformate in magnifiche “suite in riva al mare” da tante famiglie anconetane (tra cui quella del mio amico). Poi per il ritorno a Portonovo ci sembrava forse abbastanza dura ma ci ributtammo in acqua fiduciosi sorretti dalla splendida spregiudicatezza dei dodicenni. Quando, a metà strada, nuotando sempre più assiduamente perché al ritorno la corrente era contraria, vedemmo una lancia di salvataggio con mio padre a bordo che ci cercava, devo dire sinceramente, fummo molto contenti, anche se il sottoscritto un po’ meno immaginando i rimbrotti…
Vi ho raccontato questo episodio della mia infanzia per introdurmi su un argomento che riguarda Mezzavalle e che mi sta molto a cuore: le imbarcazioni piccole e grandi, comprese i traghetti, che solcano la baia di Mezzavalle.
Dopo 30 anni da quell’episodio mi rendo conto che ora sarebbe impossibile, per 3 ragazzini dodicenni, affrontare un’avventura di quel genere di domenica con un numero di barche che si è centuplicato rispetto a quella volta: rischierebbero di essere falciati almeno 1000 volte anche nuotando il più possibile vicino alla riva senza contare la quantità di fumi di miscela che sarebbero costretti ad ingozzarsi. Mi rendo altrettanto conto che ora non è come 30 anni fa: come dicevo prima le imbarcazioni si sono centuplicate e forse anche più ed è per questo che è divenuto assolutamente necessario trovare una modalità di convivenza tra quest’ultime e i bagnanti di Mezzavalle.
Le regole ci sono già abbastanza chiare e sono quelle del codice della navigazione che dovrebbero essere fatte rispettare dalle guardie costiere soggette all’autorità delle capitanerie di porto: i natanti a motore non possono avvicinarsi, con il motore acceso, oltre il limite dei 300 metri dalla riva, a meno che non ci siano dei corridoi di attracco adibiti a questo specifico uso e ben evidenziati, così che, in assenza di questi, se vogliono sbarcare a riva devono prima spegnere il motore a 300 metri di distanza e procedere a remi; una volta arrivati a destinazione e subito dopo aver effettuato le operazioni di sbarco devono riprendere la navigazione a remi ed ancorarsi ad almeno 300 metri dalla riva.Queste regole di convivenza, parlando da un punto di vista di bagnante, credo possano essere ampiamente condivisibili ma non lo sono altrettanto, purtroppo, da parte della maggioranza dei proprietari dei natanti a motore che frequentano Mezzavalle: chiunque può accorgersene, soprattutto andando al mare a Mezzavalle la domenica. E le autorità preposte ai controlli non sono in grado di far rispettare le regole.PERCHE’ ?Perché se si va su strada con mezzi a motore ci si deve prima dotare di una adeguata conoscenza delle regole e munire di una certificazione che attesta anche le capacità d’uso e manovra di quest’ultimi mentre se si va in mare tutto ciò non sussiste?
Perché se mi piace andare al mare (a piedi facendo uno degli stradelli) a Mezzavalle, lascio l’auto mal parcheggiata mi ritrovo automaticamente (giustamente…) una contravvenzione al ritorno, mentre giù, decidendo di farmi quattro bracciate a nuoto un po’ in là dalla riva (50 metri…) rischio di essere falciato mentre respiro a pieni polmoni (quando a uno gli piace nuotare per più di 15 minuti…) gas di scarico di motori a miscela non certo catalitici o Euro 4?
Perché tutti questi motori altamente inquinanti possono liberamente, oltre ad ammorbare l’aria, rilasciare i loro residui di scarico nell’acqua ed intorbidire tutta la baia? (Avete mai provato la differenza tra un bagno nella splendida acqua di Mezzavalle alla mattina presto o nelle ore più tarde quando lo specchio d’acqua si è trasformato in un porto?)
Perché se una volta uscito dall’acqua decido di rilassarmi troppo vicino alla riva rischio di essere travolto assieme a tutti gli oggetti personali da una serie di ondate improvvise che non si sa da dove arrivano e da chi vengono prodotte visto che, ultimamente, ogni volta che le autorità preposte controllano la velocità di crociera dei traghetti veloci che navigano al largo della costa rilevano quasi sempre la loro regolarità ?
Perché se tutta la spiaggia non viene regolarmente pulita ci si ritrova a sdraiarsi in mezzo a rifiuti di ogni tipo della cui provenienza non ci sono dubbi visto che le marche delle bottiglie e delle varie confezioni vuote sono quelle usate all’interno dei traghetti diretti verso la Grecia? (con i miei occhi ho visto, in uno dei miei viaggi su uno di quest’ultimi, scaricare in mare, poco prima di arrivare al porto di Ancona, quintali e quintali di casse colme di immondizia indifferenziata)
Perché le barche che arrivano a Mezzavalle sono sempre più grandi, più potenti, più veloci e più difficilmente manovrabili a remi e a motore spento?Di fronte a questa serie di interrogativi l’unica cosa che mi viene da pensare è che l’andare per mare viene ancora valutato come un qualche cosa di diverso rispetto al procedere per strada. Le regole, anche se ci sono, vengono generalmente disattese con un’estrema tolleranza e non c’è una tendenza a volerne diffondere il contenuto, a creare una condivisione culturale di queste norme ai fini di una convivenza civile. E’ come se le automobili della città procedessero in maggioranza in senso contrario travolgendo tutti i limiti e i divieti del codice della strada e i vigili, i carabinieri e la polizia non riuscissero ad arginare questo comportamento selvaggio. E’ un atteggiamento culturale che conduce a ritenere che il mare e la spiaggia si possono sfruttare senza limiti. Ed è lo stesso sfruttamento commerciale del territorio, d'altronde, che ha inspirato il provvedimento del comune di Ancona, tenacemente respinto da una marea di firme, teso con una serie di interventi invasivi a porre le basi per quelli successivi.
Sfruttamento commerciale e non rispetto del territorio inteso in senso ampio (terra,aria,acqua,mare e ancora acqua,vegetali,animali,minerali,uomini…) sembra quindi che vadano a braccetto.
Ancona 16 agosto 2005

Corrado Manzotti

 
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