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Nel corso di quest’ estate 2006 mi trovavo, qualche giorno fa, a godermi un po’ di mare nella zona del Passetto di Ancona dove spesso mi rifugio in compagnia di mia moglie e di Lulu, come alternativa alle domeniche superaffollate di Mezzavalle invasa dalle barche (sigh…).
Tra uno scoglio e un altro, caldo e ben arroventato dal sole, formidabile poltrona per la mia schiena, mi capita di fare due chiacchiere con delle persone che erano lì vicino, due coppie con due bambini di Rimini e, con mia sorpresa, vista la scarsa turisticità della zona, frequentatori di quel posto da diversi anni.
L’argomento della conversazione riguardava la veloce trasformazione del luogo a causa della franosità della zona e si parlava dell’equilibrio che la Terra e la natura riescono comunque a trovare in un’ottica di lungo periodo.
La Terra si trasforma mantenendo, nel corso dei millenni, un proprio naturale eco-sistema che, pur se intaccato e danneggiato dall’uomo, tenderà comunque a riequilibrarsi in un arco di tempo in cui verranno a prodursi condizioni tali da rivoluzionare la vita sulla Terra.
Per essere così com’è il nostro pianeta ha impiegato milioni e milioni di anni.
I colori dell’arcobaleno esprimono la bellezza di questa splendida e meravigliosa creazione.
Diciamo che la presenza dell’uomo sulla Terra si estende in un periodo relativamente breve rispetto a quella complessiva del pianeta ma è solo negli ultimi 200 anni, un’inezia rispetto all’età della Terra, che l’uomo ha inciso fortemente ed invasivamente sul suo equilibrio naturale.
In questo brevissimo arco di tempo l’uomo è riuscito a trasformare profondamente la natura e, purtroppo, a danneggiarla seriamente sfruttandola e manipolandola.
La ricerca di un profitto veloce e immediato ha condotto l’uomo a vivere secondo una visione di brevissimo periodo, ciecamente, giustificando e accettando terribili e incredibili atti di distruzione e devastazione in nome di un progresso tecnologico che lo ha spinto a trasformarsi in un corpo estraneo all’equilibrio della natura.
Ogni più piccola porzione di territorio è stata occupata, invasa e sfruttata per ricavarne un guadagno economico immediato, di breve respiro, magari giustificando tutta l’operazione come benefica creazione di posti di lavoro.
Le rare zone rimaste non completamente invase, come la nostra Mezzavalle, vengono valutate come sprechi di opportunità di sviluppo economico da occhi miopi di politici e amministratori abituati a valutare solo freddi dati numerici di breve periodo.
Ma la vera economia non è quella dell’incremento produttivo a tutti i costi (costi quel che costi e i nostri costi sono inestimabili), la vera economia non è quella della Regione Marche che rinnova per altri venti anni la concessione d’uso territoriale all’eco-mostro API di Falconara giustificandola anche qui con il mantenimento di posti di lavoro.
La vera economia fa la conta di tutti i guadagni e profitti ma anche di tutti i costi e quando si dice tutti si intende anche quelli di impatto sul territorio a breve e a lungo periodo.
La vera economia si occupa seriamente dei benefici per l’uomo non attraverso la creazione di posti di lavoro a qualunque costo realizzati (vedi stabilimenti petrolchimici ma anche la presenza ben giustificata e tollerata di industrie per la produzione di armi) ma per mezzo di una visione della presenza dell’uomo collocato in un contesto naturale e organico di lungo periodo con la consapevolezza che l’economia della chimica e della petrolchimica conduce l’uomo alla sua autodistruzione.
Se i ritmi sin qui sostenuti di dissipazione e di inquinamento delle risorse naturali verranno mantenuti ed ulteriormente sviluppati dalle politiche economiche di grandi nazioni come la Cina, l’India e il Brasile che stanno combinando gli stessi errori di devastazione degli equilibri naturali già compiuti da Europa, Giappone, ex Unione Sovietica e Stati Uniti, nell’arco di pochi decenni la specie umana sarà destinata a scomparire:
la Terra opererà la sua ennesima selezione naturale e la nuova specie dominante potranno essere le formiche, abili spazzini e trasformatori ecologici.
La vera economia insegnerà ai nuovi politici e amministratori pubblici che solo il rispetto delle leggi della natura consentirà all’uomo un suo vero sviluppo economico, scientifico, sociale, culturale, filosofico, psichico e artistico stabile e di lungo periodo.
Purtroppo attualmente la maggior parte dei politici locali, nazionali e dei capi di governo internazionali è legata ad una concezione dell’economia basata sullo sviluppo della chimica e della petrolchimica e quindi con una visione di breve periodo che si coniuga ad una scarsamente etica necessità di realizzare una politica che dia benefici nel più breve tempo possibile, anche perché ci sono le elezioni ed una delle maggiori preoccupazioni è proprio quella di essere rieletti, a discapito della lungimiranza e del benessere complessivo.
In troppi settori della produzione economica ciò che incide sulle politiche adottate è la fretta di realizzazione.
Osserviamo, per esempio, le politiche che sono state adottate nell’agricoltura dove l’impiego dei prodotti chimici è stato così intensamente attuato proprio per accrescere al massimo la resa di ogni porzione di terreno:
il risultato immediato è evidente con una moltiplicazione delle produzioni e dei profitti ma l’effetto di lungo periodo attribuisce all’uomo la responsabilità dell’avvelenamento della terre, delle falde acquifere, degli animali, dei corsi d’acqua, dei mari e di se stesso.
E’ a questo punto, quando è ben avvelenato, ammalato e in pieno stato di dipendenza che entra in scena ancora in suo soccorso la produzione chimica con l’industria della farmaceutica pronta a proporre la somministrazione di un lungo elenco di pillole, ancora una volta con un approccio di breve respiro, prodotte per agire su specifiche parti del corpo umano nel più breve tempo possibile senza una visione complessiva della patologia.
La vera economia oltre ad avere la consapevolezza di tutti i costi anche di lungo periodo sarà particolarmente interessata ai benefici effetti sull’uomo derivanti dalla possibilità di poter interagire con una natura non manipolata che accresce la creatività dell’uomo e la sua salute psico-fisica, che lo colloca su un piano di comunicazione, di comunione e di relazione pacifica con tutte le altre forme di vita del pianeta; educherà l’uomo ad a un uso eco-compatibile delle risorse, delle energie e delle ricchezze naturali senza giungere alla loro devastazione e ad un impoverimento generale.
Dopo queste quattro chiacchiere con gli amici di Rimini riprendevo i miei occhialini e mi rituffavo in acqua per godermi un’altra bella nuotata…
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